REGGIO EMILIA: “FOTOGRAFIA EUROPEA” CON UN RICCO PROGRAMMA

Jaakko Kahilaniemi, Next Possible Victims 2018 © Jaakko Kahilaniemi

La primavera della fotografia torna a mostrare i suoi colori e le sue forme più brillanti.
Dal 12 aprile al 9 giugno 2019, Reggio Emilia ospita la XIV edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA: mostre, conferenze, spettacoli, workshop saranno gli ingredienti del programma, mai così ricco, di Fotografia Europea, animati da protagonisti della fotografia, della cultura e del sapere, ospitati nelle principali istituzioni culturali e spazi espositivi della città.
Ideata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani – composto da Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Marina Dacci, Marzia Faietti, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf – sotto la direzione artistica di Walter Guadagnini, FOTOGRAFIA EUROPEA 2019 sarà declinata sul tema LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi, che unirà con un ideale filo rosso tutte le esposizioni che compongono il programma.
Tra le centinaia di opere esposte – afferma il direttore del Festival, Walter Guadagnini – anche quest’anno a “Fotografia Europea”, ce n’è una che sintetizza tutti i temi di questa edizione: è un video realizzato in Giappone da una giovane artista francese, e vede il dialogo muto tra il corpo di un ballerino e un robot, che si muovono insieme, confrontando le loro diversità. Ecco, “Fotografia Europea” mette in scena i rapporti tra le persone, tra le culture, tra i saperi, dal punto di vista individuale e da quello collettivo, da quello privato a quello pubblico. Attraverso antologiche di grandi maestri del passato come Horst P. Horst, del presente come Larry Fink, attraverso mostre di maestri italiani come Vincenzo Castella e Francesco Jodice e di tantissimi rappresentanti delle generazioni più giovani, vogliamo scoprire i legami profondi tra le persone, ma anche tra la fotografia e il mondo”.
Anche per quest’anno, FOTOGRAFIA EUROPEA può contare sulla collaborazione della Regione Emilia-Romagna e di una consolidata rete nazionale sempre più forte di sinergie che hanno portato Reggio Emilia a dialogare con le più importanti istituzioni culturali della regione, come la Fondazione MAST di Bologna, il CSAC dell’Università di Parma, la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, la Fondazione Modena Arti Visive, cui si uniscono il MAR – Museo d’Arte della città e l’Osservatorio Fotografico di Ravenna e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (RE).
FOTOGRAFIA EUROPEA è inoltre parte della rete denominata SISTEMA FESTIVAL FOTOGRAFIA che riunisce, oltre al festival reggiano, anche Photolux Festival di Lucca, Cortona On The Move, Festival della Fotografia Etica di Lodi e SI FEST di Savignano sul Rubicone, nello sviluppo di iniziative comuni, committenze fotografiche e molto altro.
Paese ospite dell’edizione 2019 sarà il Giappone. Il festival ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma e lavorerà in collaborazione con la Fondazione Italia Giappone. Entrambe le istituzioni hanno abbracciato la manifestazione ritenendola occasione importante di diffusione della culturagiapponese in Italia.

Horst P. Horst, Mainbocher corset, Paris 1939, cm 40,5×50,5 cs. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

LE MOSTRE

L’ideale inizio del percorso tra le sedi di FOTOGRAFIA EUROPEA 2019 può essere individuato in PALAZZO MAGNANIche ospita la mostra del fotografo tedesco, naturalizzato americano Horst P. Horst (1906-1999), maestro di stile, le cui immagini sono conosciute e apprezzate per la loro raffinata eleganza.
La rassegna dal titolo A Beautiful Image, -curata da Walter Guadagnini e realizzata in collaborazione con Horst Estate, USA e la galleria Paci Contemporary di Brescia- presenta, le tappe salienti della carriera e della vita di Horst, evidenziandone la connessione con il tema del festival, sia nelle vicende biografiche che nei legami e nelle relazioni tra arte e immagine pubblicitaria. Saranno esposte le fotografie celeberrime, gli scatti per Vogue e Harper’s Bazaarche dagli anni trenta agli anni cinquanta lo hanno reso un protagonista a livello mondiale della fotografia di moda. E ancora i ritratti della comunità artistica parigina degli anni trenta, una vera e propria galleria di celebrità intellettuali, oltre alle fotografie a colori, recentemente poste sotto una nuova luce dalla grande mostra antologica dedicatagli dal Victoria & Albert Museum di Londra nel 2015.

A un grande maestro della fotografia americana, Larry Fink (New York, 1941), è dedicata un’ampia antologica, dal titolo Unbridled Curiosity, realizzata appositamente per questa occasione. La mostra, ospitata da PALAZZO DA MOSTO, presenta oltre 90 immagini, realizzate tra gli anni sessanta e oggi, scelte dallo stesso Fink insieme a Walter Guadagnini per interpretare attraverso il suo obiettivo i temi della nuova edizione del festival. La selezione di scatti, rigorosamente in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei legami tra le persone e tra le persone e i luoghi che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”, mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti. Le grandi battaglie civili, i party esclusivi tra Hollywood e i grandi musei, la vita rurale, le palestre pugilistiche, nulla sfugge all’obiettivo di Fink.

Sempre a Palazzo da Mosto, Arabian Transfer di Michele Nastasi mette in luce la condizione transitoria di sei città della Penisola Araba (Abu Dhabi, Doha, Dubai, Kuwait City, Manama, Riyadh), rappresentandole come territori di approdo di uomini e culture. Negli ultimi decenni questi luoghi sono apparsi come mondi nuovi, nuovi epicentri globali resi possibili dall’attuale ipermobilità di persone e immagini, beni e finanze; essendo per lo più popolate (ed edificate) da immigrati di tutto il mondo, essi sono oggi un laboratorio vivente in cui le aspirazioni identitarie locali si confrontano con i modelli occidentali e con le culture di provenienza degli abitanti.

Nella splendida cornice della SINAGOGA, Vincenzo Castella, maestro della fotografica italiana, espone il suo progetto più recente Urban Screens, labirintica visione di una vegetazione al contempo addomesticata e inconoscibile, riflessione sul rapporto dell’uomo contemporaneo con l’elemento naturale. Curata da Walter Guadagnini, la mostra espone lungo le pareti dell’edificio, fotografie di grande formato (cm 180 x 226) che accolgono lo spettatore, creando uno spazio straniato, dove la fotografia rivela una riflessione sulle forme della rappresentazione, sulle ideologie e sulle iconografie. Al centro, due schermi presentano un ulteriore evoluzione del processo visivo, che letteralmente si muove tra le superfici e le piante: un universo naturale addomesticato, che attraverso la fotografia trova una sua forma di disordinata bellezza.

Dopo i lavori di restauro, che ne avevano impedito l’utilizzo nella scorsa edizione, I CHIOSTRI DI SAN PIETRO tornano a essere il fulcro attorno cui ruota il festival reggiano e, per l’occasione, si vestono d’Oriente.
Il Giappone, paese ospite di FOTOGRAFIA EUROPEA 2019, sarà infatti presentato da diverse voci: sia quelle di giovani fotografi giapponesi che rappresentano al meglio le nuove tendenze di una scuola fotografica tra le più significative della contemporaneità (Kenta Cobayashi, Motoyuki Daifu e Ryuichi Ishikawa), sia dal racconto di artisti europei (Justine Emard, Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian, Pierfrancesco Celada), che asiatici (Pixy Liao).
L’idea che guida la mostra di Kenta Cobayashi, curata da Francesco Zanot, è che l’immagine fotografica sia tutt’altro che invariabile, come si riteneva fino a poco tempo fa, ma che dia vita a un universo instabile e mutevole. Ogni immagine, attraverso l’uso dei software di manipolazione digitale, può facilmente dare vita a una serie infinita di rappresentazioni. L’obiettivo è quello di ottenere un effetto straniante e di utilizzare la fotografia come una sorta di “portale”.
Dal canto suo, Motoyuki Daifu presenterà una serie di 20 immagini inedite della sua ironica serie Holy onion, che ritrae la madre nell’atto di sbucciare una cipolla all’interno di una cucina, assegnando così un valore iconico a un atto apparentemente banale e quotidiano.
Ryuichi Ishikawa,stella nascente nel firmamento della fotografia giapponese, ritrae persone borderline, come Mitsugu che diventa per Ishikawa emblema di quelle storie riguardanti il benessere e il sesso nella società, nella storia e nella cultura di Okinawa, nella quale si ritrova il conflitto tra la bellezza universale della vita e la società creata dagli esseri umani.
A questi, si aggiunge la cinese Pixy Liao – segnalata da Federica Chiocchetti – autentica rivelazione dell’ultima stagione della fotografia mondiale, la cui ricerca si intreccia perfettamente con quella degli altri autori, sia per generazione che per clima culturale. Per Reggio Emilia, Pixy Liao presenta, per la prima volta in Italia, il suo progetto Experimental Relationship (2007 to now), che racconta il suo legame con Moro, un ragazzo giapponese di 5 anni più giovane di lei, attraverso la messa in scena di numerose situazioni, create esibendosi davanti alla telecamera. Le foto esplorano le possibilità alternative delle relazioni eterosessuali. Un rapporto ribaltato, dove l’uomo e la donna si scambiano il loro ruolo di sesso e potere.
L’affinità generazionale e tematica, nonché l’esplicita collocazione geografica delle sue opere, create e ambientate proprio in Giappone, rende anche Justine Emard parte di questa ideale collettiva diffusa sul tema dei rapporti tra le persone e tra le comunità. Il lavoro dell’artista francese ruota attorno all’alterità delle macchine. La serie La notte dei tempi, a un primo sguardo, oscilla tra i poli opposti di tecnologia e spiritualità. Curata da Walter Guadagnini, la mostra presenta installazioni video e fotografie che costruiscono un ponte tra l’intelligenza artificiale e quella umana, in una rappresentazione poetica e coinvolgente, sicuramente tra le espressioni più peculiari ed emozionanti della ricerca artistica contemporanea.
Piefrancesco Celada, dal canto suo, con Japan, I wish I knew your name (a cura di Renata Ferri), si concentra sulla megalopoli Tokyo-Nagoya-Osaka, chiamata anche Taiheiyō Belt, un esempio unico di agglomerazione urbana con una popolazione stimata di oltre 80 milioni di persone. Nonostante questo numero incredibilmente alto di possibilità di interagire, sembra che la società si stia muovendo nella direzione opposta.
Il progetto di Celada è stato selezionato tra oltre 300 progetti arrivati attraverso la call che il festival apre ogni anno. La giuria quest’anno era composta da Walter Guadagnini, direttore artistico del festival; Krzysztof Candrowicz, curatore e direttore artistico di alcuni festival europei e Ilaria Speri, curatrice e producer.
Come lo scorso anno Fotografia Europea lancia una produzione per la prossima edizione legata al tema di quest’anno. Nel 2020 vedremo il progetto L’Isola di Vittorio Mortarotti e di Anush Hamzehian, realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e l’Università Ca’ Foscari di Venezia e sempre dedicato al Giappone, di cui verrà presentata un’anteprima durante questa edizione. L’indagine è incentrata sull’isola di Yonaguni, un piccolo pezzo di terra emerso nel Pacifico e sui suoi ormai pochissimi abitanti, unici portatori di tradizioni sociali e linguistiche destinate pian piano a scomparire e per questo meticolosamente documentate dai due artisti.
In attesa del nuovo progetto, Vittorio Mortarotti propone The first day of good weather, che ricorda il comando che il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman diede per il lancio della bomba atomica su Hiroshima, che sarebbe avvenuto nel momento in cui si fosse presentata una condizione di bel tempo. Parte da qui un racconto fotografico che nasce da una perdita personale, quella del fratello, di cui l’artista cerca le tracce fino in Giappone, e diventa esplorazione fisica e metaforica tra quello che rimane (macerie, rottami, oggetti trovati) e quelli che rimangono (i sopravvissuti).
Sempre ai Chiostri di San Pietro si presenta la commissione dello scorso anno assegnata a Francesco Jodice sul tema 2018 Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie. Il fotografo ha lavorato sul concetto di circolarità della storia realizzando un progetto video, Rivoluzioni, che parte da un fatto realmente accaduto: l’ultimo messaggio inviato dalla sonda cinese Kaiju 2 prima di scomparire all’interno di un buco nero. Nel 1989 infatti l’agenzia spaziale cinese lancia segretamente una sonda per raggiungere il cosiddetto Orizzonte degli Eventi, ovvero il bordo di un buco nero, la soglia dove il tempo si ferma, la luce si spegne e tutta la materia collassa, con l’intento di vedere cosa c’è dall’altra parte. Il film saprà colpire lo spettatore per un sapiente gioco di rimandi tra realtà e finzione cinematografica, unito ad un utilizzo inedito e sorprendente del colore.
Altra produzione inedita del festival è il progetto che nasce dall’incontro tra le fotografie di Jacopo Benassi e la danza di due interpreti straordinari – uno abile e l’altro disabile. Il punto di arrivo, contro ogni sfumatura patetica o emozionale, è la possibilità di affermare una gamma più ampia di virtuosismi, dentro e fuori i canoni riconosciuti. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Palazzo Magnani / Fotografia Europea e la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.
Il francese Samuel Gratacap, uno dei protagonisti della fotografia documentaria contemporanea europea, porterà ai Chiostri di San Pietro il suo progetto sulle migrazioni Fifty-Fifty, realizzato nel 2014 in Libia, sul confine tunisino, dove ha incontrato coloro che vivono a metà – ‘cinquanta-cinquanta’ – tra la vita o la morte. La mostra affronterà il tema del Festival da un punto di vista esplicitamente sociale, politico, aprendo a ulteriori possibili letture.
Giunto all’ottava edizione, torna ai chiostri di San Pietro il progetto Speciale Diciottoventicinque, dedicato alla formazione dei più giovani nell’ambito di Fotografia Europea. Guidati dal nuovo tutor dell’edizione 2019, il collettivo Kublaiklan, i partecipanti realizzeranno un progetto collaborativo fondato sul concetto di co-autorialità, riflettendo sul tema di questa edizione e sulle diverse pratiche di costruzione dell’immagine.

FOTOGRAFIA EUROPEA offre ogni anno la possibilità ai visitatori di conoscere luoghi ineditidella città, difficilmente aperti al pubblico.
Grazie alla collaborazione con la Fondazione I Teatri quest’anno, saranno i SOTTERRANEI DEL TEATRO VALLI a trasformarsi in spazio museale, accogliendo le mostre degli altri due artisti selezionati attraverso la open call: l’artista finlandese Jaakko Kahilaniemi e la fotografa franco-armena Lucie Khahoutian. Con 100 hectares of understanding, Jaakko Kahilaniemi ha creato un avvincente progetto concettuale che approfondisce la composizione e il significato di un’area boschiva selvaggia in Finlandia, mentre con The Tapestry in my room, Lucie Khahoutian illustra la costante dicotomia della sua visione del mondo, orchestrando un confronto tra Armenia e Francia e mescolando i codici visivi armeni tradizionali con un ambiente più europeo e occidentale.

Allo SPAZIO SCAPINELLI, verrà celebrata la storia di una importante realtà sportiva della città: la squadra di calcio Reggiana che nel 2019 festeggia cento anni di storia. Il 25 settembre 1919 viene fondata l’A.C. Reggiana. Da quella data nasce un amore profondo tra la città e la Maglia Granata. Un legame unico e indissolubile che va oltre la semplice passione per il pallone. Un secolo di vittorie, sconfitte, gioie e delusioni raccontate nella mostra Obiettivo Granata 1919/1929.  Origine e ascesa della Reggiana calcio – a cura di Giacomo Giovannini e Giacomo Mazzali e promossa in collaborazione con Reggio Audace Football club – attraverso i migliori scatti dei maestri fotografi reggiani nei suoi primi dieci anni di vita. Un avvincente percorso dagli albori alla conquista della massima serie attraverso i suoi protagonisti.

Alla CHIESA DI SAN NICOLÒ e al BATTISTERO, Giovanni Chiaramonte racconterà il suo viaggio Verso Gerusalemme. Un itinerario alla ricerca del proprio destino, dalla tomba della madre, passando nelle città e nei luoghi in cui ha preso forma e figura la storia dell’Occidente: Atene, Roma, Berlino, nelle rovine lasciate dai totalitarismi e dalle guerre del XX secolo, che hanno avuto epilogo nell’Olocausto, testimoniato nel memoriale di Miami.

Ai CHIOSTRI DI SAN DOMENICO, la mostra Ropes/Cordepresenta le fotografie dei sette vincitori – Fabrizio Albertini, Silvia Bigi, Emanuele Camerini, Marta Giaccone, Luca Marianaccio, Iacopo Pasqui, Jacopo Valentini – della call di Giovane Fotografia Italiana, progetto dedicato ad artisti italiani under 35, giunto alla settima edizione. I fotografi, selezionati da una giuria composta dai curatori della mostra Ilaria Campioli e Daniele De Luigi insieme a Carine Dolek e Shoair Mavlian, si confrontano, in linea con il fil-rouge di Fotografia Europea, con il tema Ropes/Cordecome immagine metaforica per tanti e diversi tipi di legami: come simbolo di unione e strumento di salvezza, ma anche come ostacolo, impedimento, prigionia.
Giovane Fotografia Italiana è promossa da Comune di Reggio Emilia, GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, in collaborazione con Fetart – Circulation(s), Festival de la Jeune Photographie Européenne di Parigi; Photoworks – Brighton Photo Festival, Roca Umbert Fàbrica de les Arts – Festival Panoràmic, Granollers (Barcellona), con il contributo di Regione Emilia-Romagna, e Reire srl.
I Chiostri di San Domenico ospitano anche Scatta la cultura, la mostra che accoglie le fotografie selezionateattraverso l’omonimo concorso indetto dalla Regione Emilia-Romagna, con il Segretariato regionale MiBAC per l’Emilia-Romagna, l’Istituto Beni Artistici Culturali Naturali Emilia-Romagna, il Comune di Reggio Emilia, la Fondazione Palazzo Magnani, Fotografia Europea e Fiaf Emilia-Romagna. Una quarantina di fotografie tra le oltre 4mila immagini arrivate e caricate in Tourer (banca dati del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) raccontano, attraverso lo sguardo dei cittadini, le meraviglie del patrimonio architettonico, l’evoluzione e i mutamenti del paesaggio dell’Emilia Romagna.

Allo SPAZIO GERRA si tiene Confessioni. Canzoni vissute, un’esposizione che approfondisce il decennio d’oro della canzone d’amore italiana, sviluppatasi negli anni settanta, attraverso le interpreti, gli autori e la formula “canzone”, concentrandosi particolarmente sui temi della confessione e sui relativi processi d’identificazione.

Alla BIBLIOTECA PANIZZI, la rassegna Famiglie – Un mondo di relazioni rivisiterà con sguardo attento e inusuale i fondi fotografici delle famiglie reggiane. Accanto ai ritratti di famiglia eseguiti da professionisti in occasioni significative della vita familiare (battesimi, cresime, matrimoni) si analizzerà la grande quantità di immagini scattate dai dilettanti, molto spesso persone di famiglia. La mostra si articola su temi che vanno dal ritratto familiare in studio, alle immagini dell’infanzia, alla casa, agli spazi pubblici vissuti dai componenti della famiglia, in un grande mosaico che riflette la vita passata delle famiglie reggiane.

Anche per la sua XIV edizione FOTOGRAFIA EUROPEA sarà arricchita dal CIRCUITO OFF, un grande evento collettivo, una vetrina creativa per professionisti, semplici appassionati ed emergenti che -con un programma di oltre 300 esposizioni ed eventi indipendenti e autogestiti, promossi da gallerie, associazioni, soggetti pubblici e privati, disseminati nel territorio cittadino e provinciale -animeranno le giornate di apertura del festival e i fine settimana successivi fino al 9 giugno, in una proposta ricca e articolata d’incontri con gli artisti, conferenze sul tema con i grandi protagonisti della cultura italiana, workshop, visite guidate con fotografi e curatori, spettacoli tra musica e fotografia. Al Circuito Off sarà dedicata un’intera serata, il 27 aprile, musica e performance che ravviveranno la città fino a tarda ora.

Samuel Gratacap, Offensive Day war against ISIS in Sirte, 2016 © Samuel Gratacap

GLI EVENTI

Nelle giornate inaugurali, il centro, i teatri e le piazze di Reggio Emilia accoglieranno GRANDI EVENTI, come concerti, performance, light show e molto altro.

Domenica 14 aprile tutti ai Chiostri di San Pietro, alle ore 16, per un grande ospite MOGOL in una lectio magistralis IL CAMMINO DEL POP. L’evoluzione dell’interpretazione dalla romanza ad oggi e a seguire Legami e intimità nella canzone italiana, un dialogo tra Mogol e Lorenzo Immovilli.
Nello splendido complesso monumentale dei Chiostri di San Domenico, dove è collocata in modo permanente Less than, opera pubblica di Robert Morris -grande artista americano recentemente scomparso- nelle tre giornate inaugurali si svolgeranno incontri, conferenze e visite guidate che coinvolgeranno gli artisti in mostra, ma anche i curatori, i partner e autorevoli critici. Domenica 14 aprile alle ore 12.00 una giuria composta da Walter Guadagnini, Chiara Fabro e Carlo Sala attribuirà il Premio Giovane Fotografia Italiana del valore di 2mila euro.
Grazie alla collaborazione tra Fondazione Palazzo Magnani e Fondazione Nazionale della Danza/ Aterballetto, il 13 aprile e il 14 aprile ai Chiostri di San Pietro potremo assistere a INTER-VIEW: Emanuele e Clément un primo studio per una performance tra uno schermidore paralimpico e un danzatore di Aterballetto con coreografie di Diego Tortelli, interpreti Emanuele Lambertini e Clément Haenen, nell’ambito della mostra ‘Crack’ di Jacopo Benassi, in collaborazione con Reggio Emilia Città Senza Barriere e La Polveriera.

Tra gli eventi in programma non possono mancare le LETTURE PORTFOLIO alla Biblioteca Panizzi, organizzate in collaborazione con Cortona On The Move nell’ambito del “Sistema Festival Fotografia”, la rete nata tra i festival di fotografia italiani di cui Fotografia Europea e Cortona On The Move fanno parte.
Photo editor ed esperti del settore a livello nazionale e internazionale il 12, 13 e 14 aprile saranno a disposizione di fotografi, professionisti e non, già noti o emergenti, per visionare il loro lavoro e dispensare consigli e suggerimenti. Tra i lettori di quest’anno ci sono Krzysztof Candrowicz (Photofestiwal Lodz), Jim Casper (LensCulture), Bruno Ceschel (Self Publish, Be Happy), Chiara Dall’Olio, Claudia Fini e Alice Bergomi di Fondazione Fotografia Modena, Renata Ferri (Io Donna), George King (Unseen), Martino Marangoni (Fondazione Marangoni), Marina Paulenka (Organ Vida, Zagabria), Mario Peliti (Peliti Associati), Arianna Rinaldo (Cortona On The Move), Fiona Rogers (Magnum Photos), Chiara Ruberti (Photolux, Lucca), Ilaria Speri (curatrice e producer). Il lettore speciale nella giornata del 12 aprile sarà Larry Fink!
Torna anche lo spazio dedicato all’editoria fotografica indipendente – [PARENTESI] book fair – con espositori, presentazioni di libri, booksigning e talk. Troverete Cesura Publush, Danilo Montanari Editore, Départ Pour L’Image, Leporello – photobooks et al., Skinnerboox ospiti nella suggestiva cornice del Chiostro piccolo di San Pietro.
Naturalmente come ogni anno, durante le giornate inaugurali, curatori e artisti saranno a disposizione per accompagnare gratuitamente i visitatori alla scoperta dei propri scatti più importanti, nel programma Incontra l’artista.

Molti eventi anche nei WEEK END SUCCESSIVI a quello inaugurale.

Il 24 aprile al Cinema Rosebud, ore 21 FRANCESCO JODICE dialoga con Walter Guadagnini in occasione della proiezione dei suoi film Rivoluzioni (2019) e Atlante (2015), in collaborazione con Comune di Reggio Emilia – Ufficio Cinema.
Il 27 aprile sarà invece il Circuito OFF del Festival a diventare protagonista di una serata imperdibile Turn the light ON → OFF, durante la quale tutta la città si animerà di attività e performance. Da via Roma ai Chiostri di San Pietro dalle ore 18 la P-FUNKING BAND ci guiderà tra le mostre OFF del centro storico. Alle 20.30 presso il Laboratorio Aperto Urbano dei Chiostri Premiazione Circuito OFF e gran finale con MOON BRIDGE: concerti, djset, performance sul tema del dialogo fra culture a cura di Associazione Culturale Moon, in collaborazione con Cooperativa L’Ovile, Dimora d’Abramo e Centro Interculturale Mondinsieme.
Appuntamento, invece, con il paese ospite del Festival nelle giornate del 25 e 26 maggio con MADE IN JAPAN.
Il focus sull’affascinante mondo orientale parte sabato 25 maggio ai Chiostri di San Pietro alle ore 15 con il Workshop di Taiko, le antiche percussioni tradizionali giapponesi a cura del maestro Mugen Yahiro, prosegue con la Visita guidata alle mostre del paese ospite 2019 – Giappone e si conclude con l’aperitivo giapponese a cura di ZUSHI Reggio Emilia accompagnato dal Concerto Munedaiko di Tamburi tradizionali giapponesi nella splendida cornice del chiostro grande.
Il 26 maggio al Palazzo dei Musei alle ore 11 visita alla mostra “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri” per un focus dedicato al periodo giapponese dell’artista. La giornata si concluderà avvolgendo nell’atmosfera orientale, il Laboratorio Aperto Urbano dei Chiostri, alle ore 17 con la Cerimonia del Tè giapponese curata dall’insegnante Maria Takahashi e Cassetto Culturale.
Il 31 maggio tornerà nel consueto e attesissimo appuntamento con il più ironico tra i personaggi reggiani, Ermanno Cavazzoni, scrittore e sceneggiatore di fama, per presentare il suo Almanacco 2019 (edito da Quodlibet).
Il 6 giugno, protagonista il cinema giapponese, con Un affare di famiglia proiettato alle 21,45 all’Arena Estiva Ex Stalloni, grazie a EstAsia Cinema d’Oriente e alla collaborazione con Arci Reggio Emilia.
Si chiude bottega il 9 giugno in Piazza Prampolini con il finissage di questa ricca edizione numero 14, con Alieni, spettacolo-concerto che fonde musica classica e contemporanea, con la partecipazione, tra gli altri, di Julie’s Haircut e Tiziano Bianchi, in collaborazione con 3° Memorial Antonio Bonfrisco, a cura di Associazione Culturale Sgrintelà.

Fotografia Europea consolida la sua attenzione per i più piccoli, organizzando visite guidate dedicate e un programma ricco di PROPOSTE DIDATTICHE: dal weekend inaugurale fino a giugno molte le proposte di laboratori pensati per avvicinare bambini e ragazzi al variegato programma del festival. Saranno creati percorsi ad hoc per scuole di ogni ordine gradononché materiali e strumenti ideati per i più piccoli, come il PRESS KIDS che si potrà scaricare dal sito o richiedere in biglietteria: una vera cartella stampa pensata per loro, con tanto di comunicato, itinerario dedicato, mappe con indicazioni dettagliate sulle mostre, disegni da colorare e tante idee e suggestioni dal Giappone. Proposte formative anche per gli adulti all’interno del weekend inaugurale.

Sono aperte le iscrizioni ai workshop, realizzati in collaborazione con Spazio Fotografia San Zenone, saranno a Reggio Emilia: Antoine D’Agata (12–13–14 aprile), Davide Monteleone eSimona Ghizzoni (3–4–5 maggio).

Anche per questa edizione, FOTOGRAFIA EUROPEA allarga i propri confini verso importanti realtà culturali e artistiche della regione.

Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia si terranno due mostre, una dell’artista Margherita Moscardini che ha portato avanti una complessa ricerca sul grande campo per rifugiati di Za’atari, in Giordania, prendendo come spunto la mappatura dei cortili con fontana costruiti dai residenti siriani del campo, all’interno delle proprie abitazioni; l’altra dell’Atelier dell’Errore BIG, un’alta scuola di specializzazione e professionalizzazione nell’ambito delle arti visive nata nel 2015 dall’esperienza di Atelier dell’Errore, laboratorio di arti visive dedicato ai bambini certificati dalla Neuropsichiatria Infantile.

Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (RE) presenterà un nuovo percorso tematico tra le fotografie e i video della sua collezione, Relazioni, a cura di Antonello Frongia, dedicato ai temi dell’esistenza, dei legami interpersonali e delle relazioni sociali.

FMAV – FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, partecipa a FOTOGRAFIA EUROPEA 2019 con un omaggio a Franco Fontana (1933), artista modenese tra i più importanti e tra i più conosciuti a livello internazionale. Fino al 25 agosto le tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA – Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita accoglieranno l’esposizione, dal titolo Sintesi, che ripercorre oltre sessant’anni di carriera di Franco Fontana e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento.

Le iniziative del MAR – Museo d’arte della città di Ravenna ruoteranno attorno alle personali di Oliviero Toscani, Più di 50 anni di magnifici fallimenti e di Arrigo Dolcini, la cui carriera iniziò negli anni quaranta a Marina di Ravenna e di cui verrà presentata una selezione di fotografie appartenenti al Fondo Arrigo Dolcini, acquisito dalla Fototeca dell’Istituzione Biblioteca Classense di Ravenna.

Osservatorio fotografico (laboratorio permanente di ricerca sulla fotografia e l’editoria di Ravenna) curerà la mostra LOOKING ON. Sguardi e prospettive sulla fotografia emergente in Italia.

Il CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, presenta fino al 12 maggio Nuove figure in un interno, una mostra realizzata con materiale d’archivio che racconta le trasformazioni, avvenute nel corso degli anni Settanta, dell’intimità e dell’identità sociale degli individui.

Alla Fondazione MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna si potrà visitare fino al 22 aprile la mostra “Nature & Politics” del fotografo tedesco Thomas Struth,una selezione di grandi immagini a colori del fotografo che rappresentano l’avanguardia, la sperimentazione e l’innovazione nelle attività umane. Realizzate nei siti industriali e di ricerca scientifica di tutto il mondo, le fotografie in mostra “mettono in discussione lo sviluppo della tecnologia come promessa unica del progresso umano”.

La Fondazione Palazzo Magnani conferma la propria attenzione all’attuazione di soluzioni idonee alla fruizione più ampia possibile dei visitatori secondo modalità facilitate, nella consapevolezza che l’arte sia via di accesso privilegiata al benessere di tutte le persone.

All’interno delle mostre di Fotografia Europea 2019 è possibile infatti trovare alcuni pannelli con informazioni tradotte in simboli.

L’utilizzo dei simboli fa parte delle strategia di CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) che consente una maggiore accessibilità ai contenuti relativi alle mostre, abbattendo le difficoltà linguistiche e comunicative.

Tali simboli rappresentano una vera e propria seconda lingua visiva che rende la mostra un luogo inclusivo, dando la possibilità a tutti i visitatori di comprendere le informazioni più importanti ed accedere al percorso artistico con una consapevolezza diversa.

La traduzione in simboli è opera dell’Associazione GIS (Genitori per l’Inclusione Sociale) realizzata all’interno del progetto promosso da Reggio Emilia Città Senza Barriere e Fondazione Palazzo Magnani.

Immagine di copertina: Jaakko Kahilaniemi, Next Possible Victims 2018 © Jaakko Kahilaniemi

Fonte: Clponline

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